Servizi


E’ aperta la sezione SERVIZI dedicata a chiunque fosse interessato a chiederci consulenza o collaborazione per progetti a tema astronomico.

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AVVISO


Comunichiamo che al momento, non siamo in grado di realizzare nuovi numeri di Urania, prodotto in forma gratuita che esiste ormai dal 2000. Questo non esclude che in futuro vengano proposti nuovi programmi astronomici. Non è inoltre da escludere la possibilità che Urania riprenda, realizzato da altra redazione.
Vi ringraziamo per il percorso comune intrapreso in questi anni.

numero 30 del 6 settembre 2013



SPAZIO 2.0, ARRIVA LA BANDA LARGA
La banda larga sta per raggiungere anche la Luna. In questi giorni è previsto il lancio di LADEE, uan sonda della NASA capace di trasmettere verso la Terra un segnale laser molto speciale. Il laser può trasportare informazioni alla velocità di 622 Megabit al secondo, in poche parole può trasmettere una quantità di informazioni sei volte superiore a quelle trasmesse dalle classiche comunicazioni radio. Per questo si può parlare di un vero e proprio passaggio dalle trasmissioni lente alle trasmissioni in banda larga. Il passo successivo sarà dotare tutte le sonde di questo nuovo sistema di comunicazione. Così le future missioni spaziali ci potranno inviare video in alta risoluzione, immagini mai viste prima oltre a una quantità di dati ancora più precisi e numerosi. E c’è chi già pensa che con tutti quei dati sarà possibile realizzare, in pochi secondi con i computer a terra, una ricostruzione virtuale in tre dimensioni della regione nella quale è scesa la sonda.

ATMOSFERA UMIDA PER GJ 1214 b
GJ 1214 b è uno dei tanti pianeti extrasolari ad oggi conosciuti: orbita intorno alla propria stella a 40 anni luce dalla Terra e lo si conosce già da un po’, da 2009 anno in cui fu scoperto. Ci sono tuttavia alcune interessanti novità che lo riguardano, frutto di osservazioni effettuate da un gruppo di astronomi giapponesi utilizzando il telescopio Subaru, alle Hawaii. Classificato come “super Terra”, perché supera il nostro pianeta sia per massa che per dimensioni senza tuttavia raggiungere le proporzioni di Urano o Nettuno, è avvolto da una atmosfera sulla cui composizione il gruppo di astronomi ha scelto di indagare, effettuando osservazioni con uno speciale filtro blu. Quando il pianeta passa davanti alla propria stella, ne eclissa la radiazione luminosa ma una piccola percentuale di essa passa attraverso lo strato atmosferico, rivelando preziose informazioni. A seconda che la luce, dopo aver attraversato lo strato gassoso, risulti più o meno arrossata, è possibile capire se abbia incontrato una maggiore quantità di idrogeno che devia in varie direzioni la componente blu, oppure una ricca presenza di vapore acqueo, che non produce lo stesso effetto. La conclusione è che nell’atmosfera di GJ 1214 b prevale quest’ultimo, vapore d’acqua. L’atmosfera rende quindi il pianeta senz’altro interessante, ma per il momento non è possibile trarre altre conclusioni, del resto rimane ancora da stabilire se questo mondo sia più simile a una “grande Terra” o a un “piccolo Urano”!

numero 29 del 30 agosto 2013



LA GEMELLA DEL SOLE
E’ una stella simile al Sole, quasi una gemella, ma è molto più vecchia. Si trova a circa 250 anni luce di distanza ed è stata individuata grazie al Very Large Telescope in Cile. La stella si sta rivelando una vera miniera di informazioni. Come detto, può essere considerata una gemella del Sole ma ha circa il doppio della sua età: poco più di 8 miliardi di anni contro gli appena 4 miliardi e mezzo del nostro Sole. Per chi si occupa di evoluzione stellare, si tratta di un vero colpo di fortuna. Lo studio di questa stella potrà infatti fornire dati preziosi su ciò che attende il Sole nei prossimi 4 miliardi di anni. Ma c’è di più: alcuni indizi indicano che attorno alla stella potrebbero essersi formati pianeti di tipo roccioso. Se ci fossero, e se uno di questi si trovasse alla giusta distanza dalla stella, potrebbe possedere le condizioni di abitabilità. In poche parole, potremmo aver scoperto dove andare a cercare un pianeta gemello della Terra.

SULLA SCIA DELL’ESPLOSIONE
Lo scorso 15 febbraio, un grosso meteorite era esploso sopra i cieli della Russia. Attraversando l’atmosfera alla velocità di oltre 18 km/s, sottoposto all’attrito con gli strati d’aria, si era disintegrato in un’esplosione 30 volte più potente di quella prodotta dalla bomba che distrusse Hiroshima. Cosa si è lasciato alle spalle? Secondo gli studi della NASA, un notevole strascico di polvere che ha circolato nella stratosfera nei mesi successivi. Il meteorite, secondo le ricostruzioni, era largo 18 metri e pesava circa 10’000 tonnellate. Alcuni frammenti hanno raggiunto il suolo, ma c’era da aspettarsi che una notevole percentuale di polvere restasse in atmosfera. La conferma è giunta grazie ai rilevamenti del satellite Suomi NPP:  nella stratosfera, fra i 12 e i 50 km di altezza, sono rimaste centinaia di tonnellate di polvere che formano una fascia compatta. Quattro giorni dopo l’esplosione, la parte più alta e veloce della scia, aveva già compiuto un giro dell’emisfero nord, ma la sua evoluzione è continuata ed è stato possibile monitorarla grazie alle osservazioni da satellite. La possibilità di studiare gli effetti di quello che potenzialmente avrebbe potuto essere un evento molto pericoloso, permette di approfondire la conoscenza di quanto avviene nella nostra atmosfera, anche quando disturbata da “agenti esterni”, come mai prima.

numero 28 del 23 agosto 2013


QUALCOSA DI “NUOVO” IN CIELO
È apparsa il 14 agosto, lì dove prima non era possibile distinguere nulla: una “nuova stella”, una nova. A individuarla è stato un astronomo dilettante giapponese, Koichi Itagaki, mentre osservava il cielo, in direzione della costellazione del Delfino, con la sua strumentazione amatoriale. Inizialmente appena sotto il limite di osservabilità a occhio nudo, Nova Delphini 2013, è cresciuta in luminosità nei giorni successivi, tanto da poter essere vista anche senza l’ausilio di strumenti ottici, a patto che il cielo sia sufficientemente buio e limpido. Si tratta davvero di una stella comparsa dal nulla? Naturalmente no, la stella c’era già ma, prima del suo notevole aumento di luminosità era troppo debole per essere notata. Questo genere di stelle, prima di diventare novae, sono piccole e compatte nane bianche che risucchiano materiale alla loro stella compagna, privandola degli strati gassosi più esterni. Questa “appropriazione indebita” continua fino a un certo punto: la temperatura e la pressione del gas che va ad avvolgere la nana bianca aumentano fino ad innescare una reazione di fusione nucleare che produce una enorme esplosione con conseguente aumento di luminosità. In genere però, questi eventi non distruggono la nana bianca che, una volta liberatasi del gas che aveva accumulato, torna a rubarne altro alla stella compagna, preparandosi  così a una nuova esplosione.

numero 27 del 9 agosto 2013


KEPLER AUMENTA LE SPERANZE
Scopriremo mai una nuova Terra? Quasi certamente sì e potrebbe avvenire molto presto. Anche grazie al telescopio spaziale Kepler. Anche se Kepler non è più a pieno regime, a causa di un guasto che gli impedisce di orientarsi nello spazio, ha raccolto una quantità di dati così grande da tenere impegnati i ricercatori per anni. Analizzando questi dati, stanno venendo fuori decine di pianeti extrasolari di tipo roccioso e con dimensioni simili alla Terra. Ma le buone notizie non finiscono qui. Alcuni di questi pianeti orbiterebbero attorno allo loro stella a una distanza tale da essere né troppo caldi né troppo freddi. La temperatura sulla superficie sarebbe tale da permettere la presenza di acqua allo stato liquido. E dove c’è acqua liquida potrebbe esserci la vita. Anche se si tratta di conclusioni solo ipotetiche, di questo passo la notizia della scoperta di un pianeta simile alla Terra potrebbe arrivare in tempi molto brevi.

VI PRESENTO UNA KILONOVA
Le esplosioni non sono tutte uguali, nemmeno quelle stellari: lo dimostrano le recenti osservazioni del telescopio spaziale Hubble che ne ha identificata una nuova tipologia. Oltre a nove e supernove, vecchie conoscenze, ora possiamo parlare anche di “kilonove”. È stato battezzato così l’evento esplosivo responsabile di una particolare emissione di raggi gamma, osservata  da Hubble in una galassia a quasi 4 miliardi di anni luce di distanza dalla Terra. Si era discusso a lungo su quale potesse essere l’origine di questi lampi di raggi gamma della durata di pochi secondi, ora le osservazioni del telescopio orbitante confermano che sono dovute alla fusione di due oggetti molto compatti, due stelle di neutroni ad esempio, il cui incontro provoca una esplosione 1000 volte più luminosa di una nova ma fino a cento volte inferiore a una supernova…in altre parole una kilonova.

RITRATTO DI PIANETA EXTRASOLARE
C’è un nuovo pianeta extrasolare che fa parlare di sé. Questa volta il merito della scoperta va al telescopio Subaru, nelle Hawaii. Il pianeta non ha caratteristiche che lo rendano speciale rispetto alle centinaia di altri individuati finora: è un gigante gassoso, con massa pari a circa 4 volte quella di Giove, a 57 anni luce da noi. Il suo primato consiste nell’essere il primo pianeta di massa relativamente ridotta, in orbita intorno a una stella simile al Sole, ad essersi lasciato “fotografare”: in altre parole ne è stata ottenuta l’immagine diretta. L’esistenza della grande maggioranza dei pianeti extrasolari è nota grazie a prove indirette, ottenute osservando variazioni della luminosità o della posizione delle stelle intorno alle quali ruotano. È  molto raro riuscire osservare direttamente il pianeta e fra i pochi immortalati finora,  GJ 504b, questo il nome dell’oggetto avvistato da Subaru, è ad oggi quello con massa minore.