UN’ATMOSFERA ANCHE PER LA LUNA
Anche la Luna ha la sua atmosfera. E’ quanto confermato negli ultimi anni, grazie allo sviluppo di strumenti di analisi sempre più precisi. Ma attenzione: l’atmosfera lunare non ha nulla a che vedere con quella terrestre. Per cominciare è talmente rarefatta da essere quasi impercettibile. Più o meno come lo è la nostra atmosfera a 500 chilometri di altezza, dove orbita la Stazione Spaziale Internazionale. Gli ultimi risultati ci dicono che l’atmosfera lunare è data per lo più da quantità microscopiche di atomi di elio, metano, sodio e potassio. Questi atomi fluttuano, liberi, molto vicini al suolo. Da dove provengono? Al momento sono sotto studio diverse possibilità. Possono essere atomi strappati via dalla superficie lunare, ad esempio dall’energia  della luce del Sole o dall’impatto con micrometeoriti. Ma possono anche essere ciò che rimane di deboli fuoriuscite di gas presente nel sottosuolo. Una causa non esclude l’altra e non va dimenticato che la presenza di una impercettibile atmosfera superficiale è stata rilevata anche su Mercurio. E a questo punto potrebbe esistere anche su altri oggetti insospettabili, come nel caso degli asteroidi di grandi dimensioni.

ESPLOSIONI ULTRA LUNGHE
Esplosioni corte, lunghe e ora anche ultra lunghe: si tratta dei Gamma-ray bursts, le emissioni di energia più intense e fulminee dell’Universo. Per dare un’idea: un singolo lampo gamma può sprigionare in pochi secondi la stessa energia che il Sole emette in tutta la sua esistenza, in 10 miliardi di anni. Le esplosioni gamma corte durano meno di due secondi: avvengono quando due stelle supercompatte, stelle di neutroni, arrivano a fondersi. Le esplosioni cosiddette lunghe, durano più di due secondi, e sono prodotte dalle supernove, nei momenti in cui il nucleo degenera in un buco nero e attira su di sé ciò che rimane della stella. A partire dal 2010, però, sono stati rilevati tre lampi gamma più lunghi, uno dei quali della durata di sette ore. Cosa li provoca? Il team guidato da Andrew Levan dell’Università di Warwick, Inghilterra, chiama ancora in causa le supernove, però quelle prodotte da stelle molto più massicce rispetto agli standard: le supergiganti blu. Essendo più di mille volte più grandi del Sole, gli strati più esterni hanno bisogno di più tempo per cadere verso il centro. Questa potrebbe essere una spiegazione, ma ci sono anche altre ipotesi. Gli attuali cacciatori di lampi gamma, ad esempio il satellite Swift, non sono calibrati sulle esplosioni ultra lunghe. Osservazioni mirate, in futuro, ci aiuteranno a saperne di più.
DUE PIANETI SU CINQUE
Il telescopio Kepler ha scoperto cinque pianeti intorno a una stella a 1200 anni luce dal Sole. Due di essi destano particolare interesse visto che potrebbero stare nella lista dei potenzialmente abitabili. Si chiamano Kepler-62e e Kepler-62f, e le dimensioni superano quelle della Terra rispettivamente del 60% e del 40%, in altre parole due superterre. Ma bisogna andar cauti nel paragonarli al nostro pianeta. Una stima accurata della massa non è possibile, e conoscendo solo le dimensioni non si può dire con sicurezza di cosa siano fatti. Potrebbero essere rocciosi, ma anche liquidi. Le dimensioni ridotte sono un punto a favore, assieme a un altro fatto importante, quello di trovarsi alla giusta distanza dalla propria stella. Ma quando la distanza è “giusta”? Quando l’acqua in superficie non ghiaccia né evapora, ma ciò dipende da molti fattori, fra cui anche il tipo di atmosfera di cui un pianeta è dotato, sempre che l’atmosfera ci sia. Oltre alla lista generale, più di 850 pianeti extrasolari scoperti ad oggi, il dato importante è che questi due nuovi mondi vanno ad allungare la sottolista degli osservati speciali per la ricerca di altre Terre.

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