IL LONTANO COMPAGNO DI URANO
Urano, settimo pianeta del sistema Solare, ha un compagno inaspettato. Sulla sua stessa orbita, anche se molto lontano dal pianeta, si trova infatti un asteroide grande 60 chilometri. E ci rimarrà per almeno altri 70.000 anni. Eppure secondo le attuali simulazioni al computer, un simile asteroide non avrebbe potuto condividere l’orbita di Urano perché disturbato dalle perturbazioni degli altri pianeti giganti, Giove su tutti. La scoperta ci obbliga quindi a rivedere queste simulazioni, il che rientra nel normale processo di miglioramento dei modelli che descrivono l’evoluzione dei sistemi planetari. A rendere veramente suggestiva la notizia è però lo scenario descritto da alcuni astronomi. Scoperte come questa aumentano la probabilità che attorno ad altre stelle un pianeta gigante gassoso come Urano possa condividere la sua orbita con un asteroide grande migliaia di chilometri e di forma sferica. In pratica sarebbe come avere due pianeti su una stessa orbita. Qualcosa che finora si era visto più nei romanzi di fantascienza che nei libri di astronomia.

GIOVANI STELLE NEL CENTRO GALATTICO
Nel centro della nostra Galassia si annida un buco nero con una massa pari a 4 milioni di volte quella del Sole: un grande divoratore, un vicino senza dubbio scomodo che attira su di sé anche il gas e la polvere necessari per la formazione di nuove stelle. Con questi presupposti, da queste parti, di stelle giovani non dovrebbero essercene. E invece sì: con sorpresa degli astronomi le stelle giovani, che hanno meno di 10 milioni di anni, sono abbastanza comuni nei pressi del centro galattico. Si sono formate da qualche altra parte per poi migrare lì dove si trovano ora? Oppure sono venute a crearsi condizioni estreme e poco chiare che hanno consentito la loro formazione all’ombra del buco nero? Secondo i risultati del gruppo di ricerca guidato da Farhad Yusef-Zadeh, della Northwestern University, sembra che lo scenario più plausibile sia il secondo. Sfruttando dati ottenuti anche grazie ad ALMA, la grande rete di radiotelescopi situati in Cile, il team di ricercatori ha individuato zone, ad appena 2 anni luce dal buco nero, con presenza di ossido di silicio, un gas la cui presenza è tipica di scenari in cui si formano nuove stelle. Questa scoperta potrebbe suggerire che la formazione stellare, dopotutto, può avvenire senza grandi ostacoli anche in presenza di una campo gravitazionale estremamente intenso come quello generato dal buco nero gigante.

GUARDARE ALBE E TRAMONTI PER SPIARE L’OZONO
Osservare la luce di albe e tramonti non è solo un atto contemplativo ma anche un modo per monitorare la salute dello strato di ozono presente nella nostra atmosfera e, di conseguenza, la salute stessa del nostro pianeta. Lo faranno i sensori di SAGE III, dispositivo che verrà installato sulla Stazione Spaziale Internazionale nel 2014. Osservando dallo spazio il Sole nei momenti in cui il suo bordo luminoso sembra sfiorare quello della Terra, ovvero albe e tramonti spaziali, è possibile studiarne la luce così come viene filtrata dalla nostra atmosfera. L’ozono e le altre molecole presenti assorbono la radiazione luminosa a particolari lunghezze d’onda fornendoci informazioni sulla loro densità, distribuzione e temperatura. Lo strato di ozono è di fondamentale importanza per la vita sulla Terra perché blocca il passaggio della radiazione più dannosa, ma le emissioni prodotte dalle attività umane lo stanno pericolosamente assottigliando. Le misure di SAGE III ci aiuteranno a fare il punto della situazione.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...