IL SUPERAMMASSO CHE SFIDA IL PRINCIPIO COSMOLOGICO
E’ il più grande insieme di galassie mai individuato finora e mette in dubbio uno dei fondamenti della cosmologia moderna: il principio cosmologico. Andiamo con ordine: il gruppo è molto lontano ed è costituito da un insieme di 73 galassie primordiali che nel loro insieme si estendono per ben 4 miliardi di anni luce. Un valore enorme se consideriamo che la nostra galassia è grande appena 100mila anni luce. Se da una parte la scoperta di un gruppo così esteso segna un nuovo record, dall’altra apre uno  scontro con il cosiddetto principio cosmologico. Secondo questo principio, l’Universo deve essersi evoluto allo stesso modo in qualsiasi direzioni si osservi, a patto di considerare grandi porzioni di spazio a grandi distanze. Affinché il principio resti valido si dovranno trovare altri supergruppi come questo anche in altre direzioni di osservazione. Il problema è che per quanto estesi miliardi di anni luce questi ammassi sono anche molto lontani e quindi difficili da individuare. E così mentre una piccola parte di scienziati ritiene che il principio cosmologico vada rivisto, la maggior parte dei cosmologi preferisce aspettare, sicuri che con i futuri strumenti presto scopriremo anche gli altri supergruppi.

A PROPOSITO DI TITANO
Sono trascorsi 8 anni da quando la sonda Cassini, in missione intorno a Saturno, si separò dal modulo Huygens, lasciandolo scendere fra le nubi della maggiore delle sue lune: Titano. Più grande della nostra Luna, e anche del pianeta Mercurio, Titano è un mondo roccioso, avvolto da una densa atmosfera che, fino all’arrivo di Cassini e Huygens lasciava trapelare davvero poco. Grazie all’impresa di Huygens, appoggiatosi sulla superficie, e allo sguardo di Cassini, da allora conosciamo decisamente meglio questa luna lontana.
Sappiamo che ci sono laghi di etano e metano. Questi idrocarburi si trovano anche in forma di ghiaccio ma, poiché il metano solido è più denso di quello liquido, non galleggia. Secondo uno studio recente della Cornell University, sembra invece che in particolari condizioni anche questo tipo di ghiaccio possa restare a galla offrendo panorami che, pur diversi nella sostanza, ricordano quelli terrestri. Questa eventualità potrebbe avere delle ripercussioni a lungo termine sul clima di Titano. Altre osservazioni recenti, sempre opera della Cassini, riguardano invece l’età della luna di Saturno, ritenuta relativamente giovane perché mostra pochi crateri da impatto. I crateri invece sono presenti, ma nascosti dalla sabbia che li ricopre. Quindi Titano potrebbe essere più vecchio di quanto si pensasse: né atmosfera, né sabbia riescono a nascondere tutti i segreti.

UN PALLONE GONFIATO PER LA NASA
Quasi 18 milioni di dollari per un pallone gonfiato: è questa la nuova spesa, tutt’altro che folle, della NASA. Si chiama BEAM (Bigelow Expandable Activity Module) ed è un modulo abitabile:  lo si porta in orbita, lo si applica alla Stazione Spaziale e poi lo si gonfia. Lungo 4 metri e largo 3, il pallone offrirà alloggio agli astronauti che lo testeranno per due anni, monitorando temperatura e livelli di radiazioni. L’idea di abitare nello spazio dentro a strutture di questo tipo, leggere e quindi economiche dal punto di vista della messa in orbita, risale al 1958. Poterla realizzare ha richiesto fondi e anni di studi focalizzati su una questione della massima importanza: la sicurezza. La struttura abitabile deve resistere alla grossa minaccia di micrometeoriti o frammenti di spazzatura spaziale che viaggiano come proiettili. Costituito di vari strati di materiale simile al kevlar, BEAM è stato ampiamente testato in laboratorio, passando tutti gli esami. Per completare anche il test finale, quello dello spazio, non resta che aspettare il 2015, quando verrà lanciato alla volta della Stazione orbitante.

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