LA NASA DI OBAMA
Barack Obama è di nuovo Presidente degli Stati Uniti e alla NASA più di qualcuno tira un sospiro di sollievo. Mentre il rivale Romney aveva annuciato tagli ai finanziamenti nel caso avesse vinto le elezioni, Obama ha confermato di voler continuare sulla strada intrapresa in questi ultimi anni. La NASA continuerà ad utilizzare navette costruite da ditte private per rifornire la Stazione Spaziale, in attesa che le nuove capsule Orion vengano ultimate per il 2021. Non essendoci così la necessità di accelerare i tempi di realizzazione delle nuove capsule, sarà possibile investire le risorse su altri obiettivi. Far sbarcare i primi astronauti su un vicino asteroide entro i prossimi venti anni. E poi puntare su Marte, dove i primi uomini potrebbero sbarcare entro la metà del secolo. Obama ha confermato date ed obiettivi, con un’aggiunta per ora in fase di studio: tornare sulla Luna per costruire una base permanente. L’idea piaceva molto a Bush mentre Obama l’aveva scartata. Ora torna a parlarne,  non tanto per propaganda ma perché potrebbe risultare più realistica rispetto agli altri ben più ambiziosi obiettivi.

QUANDO LA MACCHIA CAMBIA ASPETTO
C’è una macchia che non solo è molto evidente, ma anche parecchio ostinata: è la Grande Macchia Rossa del pianeta Giove, una vecchia conoscenza che teniamo d’occhio ormai da 400 anni, fin da quando abbiamo potuto disporre di strumenti sufficientemente potenti per accorgerci della sua presenza. È un enorme vortice gassoso, una tempesta che non accenna a smettere ma che cambia aspetto. Se nel tardo 1800, aveva una forma allungata ( larga ben 40’000 Km e alta 12’000) oggi ha tirato la cinghia: è larga poco più di 20’000 Km. Gli ultimi rapporti sulle dimensioni e il comportamento del vortice, arrivano dalla British Astronomical Association che ha analizzando le immagini amatoriali realizzate da una rete internazionale di appassionati del cielo. Le immagini permettono di seguire gli spostamenti, all’interno della macchia, di una piccola regione gas più scura: presa come punto di riferimento, ha permesso di calcolare la velocità del vortice. Per fare un giro completo su sé stessa la macchia ci mette 4 giorni, con venti che raggiungono velocità di 486 Km all’ora, maggiore rispetto a quella misurata grazie al telescopio Hubble nel 2006 (circa 400 all’ora). La macchia quindi è dimagrita e ha accelerato: intende forse scomparire? E’ improbabile, ma non impossibile. Vedremo come evolverà nei prossimi decenni.

UNA COMETA A PEZZI
Avventurarsi verso l’interno del Sistema solare non è stata una buona idea per la cometa Hergenrother. Da osservazioni effettuate con il Gemini North Telescope, delle Hawaii, risulta che il nucleo della cometa non ha saputo affrontare al meglio questa parte del viaggio, non ha retto e si è spaccato in almeno quattro parti. Una cometa a pezzi è più spettacolare di una tutta intera: aumenta la superficie riflettente e aumenta, di conseguenza, la luminosità dell’oggetto. È uno spettacolo che, tuttavia, non si può vedere a occhio nudo, ma con buon telescopio, fra le costellazioni di Andromeda e della Lucertola.

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