DUE COME UNO
Una stella lontana e due pianeti che le girano attorno. A vederli da molto distante sembrano due puntini che passano davanti alla stella, sino ad allinearsi tra loro e sembrare un unico puntino. Sarebbe stata questa la scena osservata dal telescopio spaziale Kepler se avesse avuto una supervista. Ma Kepler fa altro: misura la luce delle stelle lontane e dalla sua variazione deduce la presenza di pianeti orbitanti. Come nel caso della stella KOI-94. A un certo punto la luce della stella sembra diminuire, anche se di pochissimo. Poi ecco un leggero aumento e di nuovo un leggero calo. Tutto questo si spiega se ci sono non uno ma due pianeti che le stanno passando davanti. Quando questo avviene la luce della stella sembra diminuire perché sta avvenendo una sorta di doppia eclissi. Ma quando i due pianeti si allineano tra loro lungo la nostra linea di vista, è come se ci fosse un solo pianeta a coprire la stella e quindi la sua luce sembra aumentare leggermente. Va detto che c’è anche chi propone un’altra spiegazione: forse si tratta di un solo pianeta passato davanti a una macchia scura sulla superfice della stella. Finora però di macchie non ne abbiamo trovate, il che rende più probabile l’ipotesi dei due pianeti allineati. Se così fosse, sarebbe la prima volta che assistiamo a un tale fenomeno studiando un altro sistema planetario. Tanto è vero che ancora non abbiamo un nome da dare all’evento: c’è chi parla di eclisse pianeta-pianeta, chi di transito doppio, chi di esosigizia…A voi la scelta.

AMMASSO CON I BUCHI
Si chiamano ammassi globulari, nella nostra galassia ce ne sono più di 150 e sembra che anche al loro interno possano nascondersi dei buchi neri. Come suggerisce il nome, si tratta di insiemi di centinaia di migliaia di stelle, ammassate in modo da assumere nell’insieme una forma sferoidale. Che dentro ad essi possano esserci anche dei buchi neri é una questione molto dibattuta fra gli astronomi. Secondo alcune simulazioni questi oggetti supermassicci dovebbero andare a posizionarsi verso il centro dell’ammasso, dove c’è un maggiore affollamento. Ma non resisterebbero a lungo in questa regione: la maggior parte di essi verrebbe espulsa a causa delle interazioni gravitazionali in gioco. Nell’ammasso M22, invece, a oltre 10 mila anni luce da noi, di buchi neri ne sarebbero stati individuati ben due. Certo, non è un grande numero ma bisogna considerare che sono stati individuati perchè entrambi stanno divorando il gas di stelle compagne, processo che dà origine alle emissioni radio osservate dagli astronomi. Nello stesso ammasso potrebbero esserci altri buchi neri, che però non stanno consumando pasti stellari e che quindi non si fanno notare. In M22, secondo le stime, potrebbero essercene dai 5 ai 100: e questo potrebbe far rivedere le teorie che considerano i buchi neri come ospiti poco graditi negli ammassi.

I COLORI DELL’ELICA
La nebulosa Elica è un esempio di cosa resta di una stella simile al Sole dopo essere esplosa, nelle fase finali della sua evoluzione. Si trova a 650 anni luce da noi, in direzione della costellazione dell’Acquario. Il recente risultato della combinazione di immagini ottenute nell’infrarosso, dal telescopio spaziale Spitzer, e nell’ultravioletto da GALEX, altro telescopio orbitante, ci offre una nuova visione di questo particolare oggetto del cielo profondo. Gli strati più esterni della nebulosa si mostrano nell’immagine come un velo azzurro che incornicia il nocciolo rimasto al centro, una nana bianca la cui radiazione ultravioletta accende il gas tutto intorno. È tutto ciò che resta di una stella giunta alla fine della sua carriera,ma che non  esce di scena ed è, anzi, più spettacolare che mai.

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