A CACCIA DELLE MINI LUNE
Non solo la Luna: la Terra avrebbe altri piccoli, occasionali compagni di viaggio. Si tratta di asteroidi di pochi metri che si avvicinano e restano gravitazionalmente imbrigliati, costretti ad accompagnare il nostro pianeta per qualche tempo prima di allontanarsene.  Piccoli, con orbite che prevalentemente si trovano al di là di quella della Luna, sono estremamente difficili da osservare ma, stando ai risultati di un nuovo studio, condotto da Mikael Granvik dell’Università di Helsinki, sarebbero più abbondanti di quanto si pensasse. Le simulazioni al computer rivelano che, in media, questi oggetti si comporterebbero come delle mini-lune per alcuni mesi, prima di andare nuovamente alla deriva, svincolandosi dalla Terra. Individuarli è particolarmente difficoltoso, non solo per via delle dimensioni ridotte ma anche perché possono essere confusi con frammenti di spazzatura spaziale.  5 dei 6 oggetti esaminati dal gruppo di Granvik si sono  rivelati essere stadi di razzi, ma l’ultimo era effettivamente un asteroide, una mini-luna rimasta con noi per circa un anno a partire dal luglio del 2006. Con le missioni spaziali che sono approdate su asteroidi ben più lontani, la prospettiva di raggiungere una mini-luna, in poche settimane se non in pochi giorni sarebbe molto allettante. Non resta che aguzzare la vista e individuarle.

I CAPRICCI DI UN ANELLO
Anche nella imponente e spettacolare famiglia degli anelli di Saturno c’è una pecora nera: disordinato e ribelle, è l’anello F. Scoperto nel 1979 grazie alla sonda Pioneer 11, è il più esterno degli anelli maggiori: largo appena qualche centinaio di chilometri, è estremamente sottile e viene di continuo “spettinato” da due piccole lune che si trovano in orbita dalle sue parti: Prometeo e Pandora.  Che questa grande scia circolare di frammenti di ghiaccio e roccia cambiasse forma in continuazione, lo si sapeva fin da quando è stato scoperto, ma su alcuni aspetti si comincia a far luce solo ora. Sembra che le interazioni gravitazionali  con Prometeo generino al suo interno degli addensamenti, come palle di neve che si formano e poi si disgregano facendo variare la capacità dell’anello di diffondere la luce, rendendolo quindi più o meno brillante.

LA MATERIA (OSCURA) DELLA DISCORDIA
La materia oscura c’è o non c’è? Un nuovo studio rende la questione ancora più ingarbugliata. La materia oscura sarebbe formata da qualcosa che non emette luce ma fa sentire la sua presenza per via delle perturbazioni gravitazionali che esercita sulle stelle visibili. Ancora non sappiamo di cosa è fatta: forse da miriadi di stelle spente o forse da enormi insiemi di particelle. Il nuovo studio, condotto in Cile e guidato dagli italiani Christian Moni Bidin e Giovanni Carraro, contraddice questo scenario. I risultati dimostrano che, almeno per quanto riguarda le vicinanze della nostra galassia, le perturbazioni nei movimenti delle stelle possono essere spiegati senza ricorrere alla presenza della materia oscura. I sostenitori della sua esistenza non sono però convinti e affermano che lo studio va approfondito prima di giungere alle conclusioni. E, come sempre accade, tra i due litiganti ecco spuntare il terzo incomodo, ovvero quei pochi ma determinati ricercatori convinti che sia tutto un equivoco. Per loro le perturbazioni nei moti delle stelle sarebbero solo la dimostrazione che la legge di attrazione gravitazionale va riscritta quando si considerano grandi distanze. E così, prorpio quando sembrava che il giallo della materia oscura fosse vicino alla soluzione, tutto si torna a complicarsi.

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