I NEUTRINI DELLA DISCORDIA
Più veloci della luce solo per pochi mesi. E’ quanto accaduto ai famosi neutrini sparati dal CERN di Ginevra verso i laboratori del Gran Sasso. Lo scorso settembre il clamoroso annuncio che i neutrini avevano viaggiato più veloci della luce. Ora, ecco la possibile rivincita di chi, pur partecipando all’esperimento, riteneva la conclusione troppo affrettata. Gli ultimi controlli hanno infatti scoperto un malfunzionamento in uno dei cavi  a fibra ottica impiegato nel sistema di misurazione. Un difetto che potrebbe aver falsato l’esperimento. Anche in questo caso l’invito alla cautela è d’obbligo: così come mesi fa si era cercato di dire che il risultato era solo indicativo e ancora tutto da confermare, allo stesso modo va ora dimostrato che il cavo fosse difettoso già dallo scorso settembre. Ma al di là di ogni congettura, la cosa migliore è attendere maggio, quando sarà possibile ripetere un nuovo lancio di neutrini. Sperando che il caso non si complichi ancora di più.

CHIEDI ALLA POLVERE
Nonostante gli imprevisti e i guasti che hanno più volte messo a repentaglio la riuscita della sua missione, la sonda giapponese Hayabusa alla fine ce l’aveva fatta: era riuscita a prelevare granelli di polvere dell’asteroide Itokawa e rispedirli a Terra. Il prezioso contenitore era stato recuperato, dopo il rientro in atmosfera, nel 2010: da quel momento i microscopici souvenir di Itokawa sono stati oggetto di analisi approfondite. La polvere ha dato molte risposte: ad esempio ha permesso di ipotizzare che Itokawa, un grosso macigno irregolare lungo circa 500 metri, sia stato parte di un asteroide ben più grande, circa 20 km. Nel corso del tempo, su Itokawa si sono verificati numerosi impatti con altri piccoli corpi rocciosi, che hanno lasciato il segno: ma la cosa che sorprende è che anche gli stessi grani di polvere mostrano segni di microscopici impatti, dei crateri in miniatura osservabili con potenti microscopi. Le dimensioni dei grani analizzati vanno dai 0.04 ai 0,11 mm, ma pur così piccoli mostrano segni di impatti dovuti a scontri con particelle ancora più piccole. Queste caratteristiche permettono di saperne di più sugli effetti che le “intemperie spaziali” hanno sulla superficie degli asteroidi, e di capire meglio cosa succede, e cosa è successo, là fuori, nel nostro Sistema solare.

PIANETI VAGABONDI
Pianeti vagabondi, alla deriva nello spazio senza essere vincolati a nessuna stella: mondi in cui la notte è perenne. Sembrano scenari ideali per le storie di fantascienza, invece, stando ai risultati di uno studio del KIPAC, un laboratorio della Stanford University, si tratta di casi reali e, per di più, numerosi. Di pianeti che, almeno in apparenza, non sembrano legati ad alcuna stella ne sono già stati individuati. Facendo le opportune considerazioni statistiche, i ricercatori del KIPAC sono arrivati a ipotizzare che di questi oggetti, nella nostra galassia, ce ne sarebbero davvero molti: un numero che supera di 100 mila volta quello totale delle stelle. È una stima che può far sorgere qualche perplessità e che è stata accolta con scetticismo da alcuni. In ogni caso, gli esperti di pianeti extrasolari, sostengono che nell’80% dei casi, i sistemi planetari nelle prime fasi della loro formazione attraversano un periodo molto caotico dal punto di vista gravitazionale: tanto che possono verificarsi anche espulsioni di pianeti che iniziano così la loro carriera di vagabondi.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

w

Connessione a %s...