L’ammasso che ospitò il Sole
Il Sole potrebbe essersi formato in un ammasso di stelle per poi venirne espulso? L’ipotesi è credibile perché buona parte delle stelle si formano negli ammassi. Il candidato ideale risulta M67, che per età, distanza dal centro galattico, dinamica e composizione chimica sembrerebbe essere proprio il luogo di origine della nostra stella. Per stabilire come sono andate le cose, gli astronomi, compresi alcuni ricercatori di Padova, hanno utilizzato il telescopio LBT in Arizona per misurare i moti dell’ammasso, ricostruirne le orbite seguite nel passato e verificare se hanno mai incrociato le orbite del Sole. Risultato: il Sole è passato vicino a M67 ma a velocità tali da escludere che ne abbia mai fatto parte e tantomeno che ne possa essere stato espulso. Ma se M67 non è più il candidato favorito, su quale insieme di stelle conviene puntare? Forse su nessuno, dicono gli astronomi, perché l’ammasso nel quale si è formato il Sole probabilmente si è disgregato da tempo per effetto delle intense forze gravitazionali presenti nella Galassia.

Phobos Grunt fa un buoco nell’acqua
Avrebbe dovuto essere in viaggio verso Marte, e invece ora si trova nelle profondità dell’Oceano Pacifico, dove è precipitata il 15 gennaio intorno alle 18.45, ora italiana. È finita così, un grosso buco nell’acqua a 1000 km dalle coste del Cile, una missione che non aveva neppure fatto in tempo a iniziare, quella della sonda russa Phobos-Grunt. Qualcosa era andato storto subito dopo il lancio, avvenuto lo scorso 8 novembre: Phobos-Grunt si era posizionata su un’orbita più bassa rispetto a quella stabilita. Questo l’ha condannata a rimanere per un periodo intorno alla Terra prima di precipitare in maniera incontrollata. Un ritorno a casa non particolarmente gradito visto che la sonda era grande come un autobus e con 7 tonnellate di carburante, ma che fortunatamente non ha provocato danni. Quello di Phobos Grunt resta però un fallimento di quelli da non che non si devono ripetere. Ancora non è chiaro cosa esattamente non abbia funzionato: le indagini sono in corso e risultati verranno notificati il 26 gennaio.

I due cuori di Andromeda
Recentemente il telescopio Hubble è tornato a puntare lo sguardo sulla galassia della porta accanto, M31, la Galassia di Andromeda, realizzando un’immagine estremamente dettagliata della sua parte centrale. Ciò ha permesso di osservare meglio una scoperta fatta nel ’92, sempre grazie al telescopio orbitante, ovvero il “doppio nucleo” di M31. Nell’immagine, infatti, oltre al nucleo effettivo, formato da un ammasso compatto di stelle blu, è facile distinguerne un altro, un gruppo di stelle rosse. In realtà si tratta di una sorta di illusione: le stelle rosse ci sono davvero, ma non sono ammassate in quel punto. Semplicemente percorrono delle orbite più larghe, che contengono l’ammasso blu e quando raggiungono la massima distanza dal centro della galassia, rallentano il loro cammino dando l’illusione di aver formato un ingorgo. Sembra che Andromeda abbia due cuori, ma quello vero è blu e non rosso.

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