I sopravvissuti
Due pianeti extrasolari sembrano essere sfuggiti all’inevitabile. Scoperti dal satellite NASA Kepler, orbitano attorno a una stella simile al Sole, giunta al termine della sua evoluzione. Questo significa che in passato la stella deve aver attraversato la fase di gigante rossa, ovvero un periodo nel quale ha aumentato a dismisura le sue dimensioni, tanto da inglobare i due pianeti. Successivamente si è sgonfiata, divenendo una piccola nana bianca. Sino ad ora si credeva che i pianeti inglobati dalla stella non potessero sopravvivere ma questa volta non è andata così. I due pianeti, due giganti gassosi, hanno solo perso il guscio più esterno di gas mentre i loro nuclei sono rimasti intatti. Fra circa 5 miliardi di anni anche il Sole diventerà una gigante rossa. Non sappiamo se la Terra verrà inglobata o meno, ma visto quanto è accaduto ai due pianeti scoperti da Kepler forse potrebbe riuscire a cavarsela.

Buone notizie per il James Webb
Nuovo importante passo in avanti verso il completamento del James Webb, il telescopio spaziale che dovrà sostituire il vecchio Hubble. Il telescopio utilizzerà 21 specchi, ognuno costituito da tanti segmenti. Proprio questi segmenti, per un periodo di dieci settimane, sono stati sottoposti a temperature di -233 gradi nei laboratori del Marshall Space Flight Center della NASA. In questo modo è stato possibile misurare le loro reazioni e variazioni di forma nelle varie fasi di abbassamento della temperatura, apportando di caso in caso tutte le modifiche richieste per garantire sempre il miglior rendimento. Gli specchi dovranno lavorare a queste temperature perché solo così sarà minimizzato il loro calore, la cui emissione nell’infrarosso andrebbe altrimenti a coprire i deboli segnali infrarossi provenienti dagli oggetti celesti sotto studio. Ora che anche questi test sono stati superati, è possibile essere ottimisti sul completamento del James Webb Telescope. E pensare che fino a poco tempo fa l’intero progetto sembrava senza futuro, tra tagli ai finanziamenti, inconvenienti e cambi di programma. Una volta che andrà in orbita, avremo a disposizione il telescopio più potente mai realizzato e, cosa non da poco, un degno successore dello storico e indimenticabile telescopio spaziale Hubble.

Dawn al suo minimo
Dal 12 dicembre, la sonda Dawn della NASA è alla sua minima distanza dall’asteroide Vesta: appena 200 chilometri. Le immagini riprese dalla sonda mostrano una superfice piena di crateri, mentre si attendono i risultati dei dati raccolti dai rivelatori di bordo per determinare gli elementi costitutivi dell’asteroide e ricostruirne la struttura interna. Tra gli strumenti a disposizione della sonda, spicca lo spettrometro ad immagine VIR operante nel visibile e nel vicino infrarosso ad alta risoluzione spaziale e spettrale, sviluppato con il forte contributo italiano dell’INAF-Istituto Nazionale di Astrofisica.

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