Neutrini: caso ancora aperto
I neutrini continuano a viaggiare più veloci della luce. La conferma viene dopo nuovi test e sempre da parte dei ricercatori che lo scorso settembre avevano dato la clamorosa notizia. Allora risultò che i neutrini, sparati dal Cern di Ginevra, raggiunsero i ricevitori del Gran Sasso con 60 miliardesimi di secondo di anticipo rispetto al tempo impiegato dalla luce.  Superando così un limite ritenuto invalicabile dalla fisica attuale. La conclusione aveva scatenato molte reazioni contrapposte. Al punto che non tutti gli scienziati coinvolti nell’esperimento decisero di sottoscrivere il risultato. Ora è il momento dei risultati dei nuovi test. Questa volta sono stati 20 i neutrini che hanno percorso nel sottosuolo i 700 chilometri che separano Ginevra dal Gran Sasso. Poca cosa rispetto ale 16.000 particelle dell’esperimento precedente ma più energetici, e quindi più facili da seguire. Anche questa volta le misure hanno detto che i neutrini sembrano viaggiare più veloci della luce. E i nuovi calcoli statistici ne confermano l’attendibilità. Il caso però è ancora aperto. Ci sono ricercatori che preferiscono attendere prima di esprimere il loro consenso. Soprattutto in previsione della fase successiva di esperimenti: richiederà mesi ma alla fine dovrebbero giungere risultati certi. Solo allora sapremo se la fisica va riscritta, se va solo ritoccata o se va lasciata così com’è.

Una tempesta dall’inizio alla fine
Osservare e riosservare la più imponente tempesta verificatasi su Saturno negli ultimi 20 anni, dall’inizio alla fine. È possibile grazie ai dati raccolti dalla sonda Cassini che, a partire da dicembre dello scorso anno, ha tenuto d’occhio l’emisfero nord del pianeta realizzando numerose immagini. Quella che inizialmente era una piccola turbolenza del gas, visibile come una macchia di modeste dimensioni, si è ingigantita nel corso dei mesi successivi. Come una enorme pennellata, che da nord a sud si è estesa per 15.000 Km, questo violento rimescolamento gassoso si è allungato fino ad abbracciare, in latitudine, l’intero pianeta con una estensione totale di 5 miliardi di chilometri quadrati. Ora le acque, o meglio il gas, si stanno calmando, ma il fenomeno è stato interamente registrato e può essere studiato nel dettaglio. Dall’analisi dei dati, si può concludere che la tempesta, per le sue dinamiche, è più vicina a un’eruzione vulcanica che alle turbolenze atmosferiche così come noi le conosciamo. La Cassini, fino al 2017, continuerà a monitorare altri cambiamenti atmosferici, anche di tipo stagionale.

Uno sguardo a Iperione
Quando la sonda Cassini distoglie lo sguardo da Saturno, ha l’imbarazzo della scelta: fra lune e anelli, c’è qualcosa di interessante in ogni direzione. Ad agosto di quest’anno aveva rivolto l’attenzione a uno dei tanti satelliti del gigante gasoso: Iperione. Dalla forma irregolare e l’aspetto che può ricordare una spugna pietrificata, questo pezzo di roccia raggiunge i 270 Km di diametro e percorre la propria orbita “rotolando”. In altre parole ruota su sé stesso, ma senza mantenere il proprio asse in una direzione costante. Le recenti immagini della Cassini, ottenute da una distanza di circa 58.000 Km, offrono una visione molto dettagliata della superficie di questa bizzarra luna, della sua forma globale, ma anche del suo modo di ruotare.

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